Concentrazione di radon ed entità del rischio

Il radon, dunque, che entra nelle nostre case dal suolo e sottosuolo e, in misura molto minore, dai materiali da costruzione, è pericoloso.
Ma quanto pericoloso ?
Quanto è giustificato l'appellativo di “killer silenzioso” col quale talvolta compare su riviste e giornali?

Tutti noi abbiamo modi differenti, a volte molto soggettivi, di percepire il rischio: in termini di probabilità di incidenti mortali, ad esempio, è molto più rischioso viaggiare in automobile che in aereo, eppure c'è molta gente che ha paura di volare e che magari tiene il bambino in braccio sul sedile anteriore. Dunque, per inquadrare il rischio radon, dobbiamo andare al di là della prima percezione emotiva e confrontarlo con altri rischi noti o comunemente accettati, per esempio le radiazioni che riceviamo in media per accertamenti medici. Per poter eseguire questo confronto è necessario introdurre alcune definizioni.

La grandezza che viene utilizzata come indice del potenziale danno biologico dovuto all'esposizione alle radiazioni prende il nome di dose efficace e la sua unità di misura è il milliSievert (mSv)

Vediamo dunque, a titolo di confronto, l'entità della dose efficace ricevuta abitualmente da differenti sorgenti di radiazioni.

Dosi annue da differenti fonti di radiazioni, in mSv/anno
Fonte Dose media mondiale Dose media paesi industrializzati
Fondo naturale 2,4  
Diagnostica medica
(in più rispetto al fondo naturale)
0,33 1,1
Fallout esperimenti militari
(in più rispetto al fondo naturale)
0,022  

Sempre a titolo di confronto, la dose efficace media italiana nel primo anno successivo all'incidente di Chernobyl è stata di 0.5 mSv.

La domanda a cui ci interessa rispondere è:
quanto radon è presente nell'ambiente in cui risiedo o lavoro e quanti mSv di dose mi fornisce? e quanto è pericoloso, cioè questi mSv a quale rischio per la mia salute corrispondono?

A quest'ultima domanda si risponde con una stima di massima (le stime di dose, per la loro natura probabilistica, hanno sempre un notevole grado di incertezza, come detto prima).
Schematizzando e semplificando, le stime attuali ci dicono che:

Se la durata della esposizione a
radiazioni è di:

e la dose ricevuta
in mSv è :
le probabilità su 1 milione di ammalarsi di tumore letale sono:
1 anno 1 50
1 anno 2,4 (fondo naturale) 120
Nota: la probabilità su 1 milione di ammalarsi indica il numero di persone che si ammaleranno su 1 milione di persone che sono state esposte a radiazioni.

Ora, mentre la dose efficace, e quindi il rischio da radiazioni, si esprime in milliSievert, il rischio da radon si esprime, in prima istanza, in un’altra unità di misura, per le ragioni che vengono spiegate subito sotto.

La grandezza che quantifica la presenza di radon in un ambiente è la sua concentrazione di attività in aria, che si esprime in
Becquerel al metro cubo (simbolo Bq m-3):
Henri Becquerel è stato il primo scopritore del fenomeno della radioattività e 1 Bq rappresenta una disintegrazione radioattiva al secondo, mentre 1 Bq m-3 rappresenta 1 disintegrazione radioattiva al secondo in 1 metro cubo di aria. Le prescrizioni di legge che indicano i valori limite usano questa unità.

Domanda:
Se nella mia casa misuro 1 Bq m-3 di radon, che dose ricevo e che rischio corro per la mia salute?
Risposta:
non dipende solo dalla concentrazione di attività di radon, ma anche dalla durata dell'esposizione, ossia per quanto tempo respiro aria contaminata.
Le stime attuali dicono che:

  • se resto costantemente esposto a 1 Bq m-3 per un anno
    ricevo 0.02 mSv e ciò corrisponde a
    1 probabilità su 1 milione di ammalarmi in futuro;
  • se misuro 500 Bq m-3 e vi resto esposto 24 ore su 24 per 1 anno ricevo 10 mSv
    e ho 500 probabilità su 1 milione (o 0.5 su mille) di ammalarmi in futuro;
  • se resto esposto per dieci anni
    anche la probabilità di ammalarmi si moltiplica per 10, ecc..

E’ chiaro che:

a parità di concentrazione, la dose che effettivamente si riceve dipende, in modo direttamente proporzionale, dal tempo che si passa in quell’ambiente a contatto col radon; a parità di tempo trascorso la dose dipende direttamente dalla concentrazione: ecco perché, quando si parla di radon in ambienti chiusi, si preferisce esprimerlo in Bq m-3 anziché in mSv.