Misure di radon obbligatorie nei luoghi di lavoro e scuole

La misura di concentrazione media annua di radon in aria è obbligatoria solo nei locali interrati ed eventualmente semiinterrati dei luoghi di lavoro, degli asili nido e scuole materne e dell’obbligo.
Secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, l’esercente di attività che si svolgono in luoghi di lavoro sotterranei o, in aree particolari individuate dalle Regioni, semisotterranei o a piano terra ha l’obbligo di effettuare la determinazione della concentrazione media annua di radon in aria e, se del caso, far valutare la dose ai lavoratori esposti, secondo quanto precisato nella sezione Normativa riguardante la radioattività naturale. In questi casi la misura ha obbligatoriamente la durata di 1 anno, perché solo così è possibile tenere conto delle variazioni stagionali nella emissione di radon da suolo e sottosuolo (vedi sezione Radon negli edifici).

Non esistono obblighi e limiti di legge per le abitazioni, a carico, per esempio, del costruttore o del proprietario che dà in affitto.


Vi sono però dei valori indicativi a cui ci si può riferire, anche se non univoci a livello internazionale: in altre nazioni vi sono valori limite raccomandati (ma non obbligatori, almeno nella maggior parte dei casi: fanno eccezione Svezia, Danimarca e Svizzera), che variano dai 150 Bq m-3 medi annui degli Stati Uniti ai 750 del Canada, al di sopra dei quali si raccomanda di intraprendere azioni di rimedio per ridurre la concentrazione di radon nelle abitazioni.
Il Piano Nazionale Radon, pubblicato nel 2002 a cura del Ministero della Salute, proponeva che l’Italia recepisse una Raccomandazione dell’Unione Europea (143/90) e adottasse una normativa che recante come valori limite medi annui raccomandati 400 Bq m-3 per le case esistenti e 200 Bq m-3 per quelle da costruire (questo perché naturalmente è più costoso eseguire interventi correttivi su case già costruite che studiarli in fase di progetto).
Peraltro, una più recente pubblicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Handbook on Indoor Radon - a public health perspective, 2009) propone che i singoli stati adottino un limite per le abitazioni di 100 Bq/m-3 o comunque, in considerazione di situazioni specifiche, non superiore a 300 Bq/m-3, raccomandando nel contempo l'adozione di efficaci politiche volte a incentivare presso i privati la misura e l'eventuale adozione di azioni di riduzione della concentrazione.

Attualmente è in discussione a livello europeo una revisione della Raccomandazione citata (revisione adottata il 30.5.2012 dalla Commissione Europea come Proposta COM(2012) 242 final) che indica quali sono i livelli di concentrazione di radon in ambienti chiusi da considerare come valori limite per le normative nazionali (le quali hanno facoltà, in considerazione di situazioni specifiche, di abbassarli ulteriormente, ma non di alzarli):

200 Bq /m-3 per le nuove abitazioni;
300 Bq /m-3 per le abitazioni esistenti.

Anche nel caso in cui la misura venga richiesta al di fuori degli obblighi di legge (per esempio, un privato che voglia eseguire un'indagine nella propria abitazione), è comunque evidente che essa sarà tanto più realistica quanto più la sua durata si avvicinerà all'anno: una misura istantanea della concentrazione di radon, anche se tecnicamente possibile, non è sufficientemente indicativa della esposizione a cui una persona possa essere effettivamente soggetta nell'ambiente misurato (vedi sezione Metodi di misura).